Quante volte siete usciti a fotografare e siete tornati a casa con immagini piatte e banali dopo aver cercato a destra e sinistra, tra corsi e uscite fotografiche, di dare alla vostra immagine quel tocco che la rende speciale?

Vi è capitato, delle volte, di aver visto una scena con una bella atmosfera ma di non essere riusciti a fotografarla così come la vedevate con i vostri occhi?

Più la tecnologia evolve, più le fotocamere digitali ci danno una grossa mano nel poter scattare velocemente e senza pensare. Ci fa da stampella e fa sì che disimpariamo a fare due cose fondamentali per un fotografo capace: osservare e ragionare.

Nessun algoritmo, per quanto sofisticato, può creare un’atmosfera magica laddove la luce è piatta.

Questa è un’abilità che per fortuna non viene dal talento, ma può e deve essere opportunamente allenata. Ed è molto più facile di quello che temete.

Si diventa fotografi capaci sapendo decidere dove non vale la pena scattare!

Un fotografo ha la responsabilità di guardare in un modo diverso rispetto alle altre persone, ha il ruolo del regista: il mirino è il suo palcoscenico e spetta a lui la scelta dei protagonisti, della scena e, cosa molto importante, della luce.

Per poter scattare una scena esattamente così come la vediamo, o sapere se è possibile farlo, bisogna comprendere bene tre concetti:

  • Prima di tutto la luce

Se chiudete gli occhi, non vedete. Se li tenete aperti ma siete in una stanza completamente buia, non vedete.

Lo stesso la macchina fotografica!

Basta un piccolo fiammifero (una fonte luminosa, appunto) per permettervi di poter osservare e vedere qualcosa. Considerate, quindi, che senza la luce non c’è nemmeno la fotografia!

Ed è per questo che la luce è la prima cosa che un fotografo in gamba sceglie, prima ancora di aver scelto il soggetto!

Una bella luce può rendere una fotografia strepitosa, tanto quanto la può rovinare una luce brutta.

  • La macchina fotografica vede meno dell’occhio umano ed è molto importante non confondere mai ciò che vede il nostro occhio con ciò che la macchina fotografica è veramente in grado di registrare!

Oltre al dare il senso della tridimensionalità alla scena, il nostro occhio ha molta più capacità di compensare il contrasto e di vedere nel buio. La macchina fotografica, invece non ha questa capacità; in condizioni di pochissima luce potrebbe faticare a restituire uno scatto gradevole, e con forte contrasto tende a “spaccare” i toni, ovvero “brucia” quelli bianchi e “chiude” quelli scuri.

Immaginiamoci una giornata di pieno sole e una scena in una piazza con dei portici. L’occhio umano sarà in grado di captare dei dettagli sia nelle ombre che nelle parti sotto al sole. Difficilmente vedrà la zona d’ombra del tutto nera o una strada al sole completamente bruciata.

Toccherà a voi dover scegliere a che cosa dare la priorità scegliendo dove misurare l’esposizione: rendere nere e prive di dettaglio le ombre sotto i portici esponendo al sole, oppure schiarirle bruciando la parte esposta al sole…ma di certo non potrete pretendere di “vedere bene” entrambe le parti.

  • Capire qual è il tipo di luce adatto per ciò che volete raccontare. Un fotografo che lavora in luce naturale si muove con essa.

La sceglie, decidendo con cura in quale luogo e in quale orario scattare, in base al messaggio che vuole dare e all’atmosfera che vuole trasmettere.

La luce dà alla vostra fotografia un carattere unico e se non siete in grado di controllarla le fotografie appariranno impersonali e raramente saranno all’altezza delle vostre aspettative.

Tanto meno racconteranno ciò che vedono i vostri occhi.

Saper sfruttare potenzialità della luce è una competenza fondamentale per chi voglia oltrepassare i confini

della mediocrità!

Il primo “trucco” per diventare fotografi capaci è di capire che un bel soggetto non basta per creare una bella fotografia! 

Ho fotografato Vanessa in pieno sole rovinando il suo bel viso con ombre dure, rendendola spigolosa e sgradevole.
È bastato spostarla di 3 metri e posizionarla all’ombra per dare luce al suo viso e renderla al suo meglio.

A nulla serve una persona affascinante posizionata in un contesto di luce che la aggredisce e imbruttisce, oppure un bel fiore, o paesaggio, che viene slavato da una luce troppo forte e contrastata.

Evitare di scattare quando un soggetto interessante si trova in una condizione di luce sgradevole, e muovervi solo seguendo la luce bella e adattandovi ad essa innalzerà esponenzialmente la percentuale di scene in cui non vale la pena fotografare, ma è giusto così.

Non tutte le scene sono dei capolavori; anzi, per un fotografo ben addestrato non lo sono più dell’ 85% di situazioni.

N.B. nell’esempio della fotografia allegata, è bastato spostarsi di soli tre metri per avere una luce morbida e accogliente sul viso della modella, anziché una luce dura che rovinava la sua bellezza.

Sul campo, questo si traduce in due possibili scenari:

  • sfruttando L’OMBRA COME SPAZIO in cui scattare, trovare dei soggetti interessanti in quella posizione o portarli lì.

Per me, questo fu lo scoglio più duro da superare!
Trovai davvero molto difficile lasciar andare dei bellissimi soggetti, solo perché erano in una condizione di luce inutile per una fotografia ben fatta, ma non sarebbe stato possibile scattare nessuna di queste immagini se non avessi imparato a farlo.

  • esporre sulle alte luci usando l’OMBRA COME SOGGETTO quando fotografate in piena luce: questo è un tipo di scatto più difficile ma di grande impatto se gestito bene.

Attenzione: se trattata maldestramente, l’ombra può diventare il vostro peggior nemico, “aggredendo” il soggetto e rovinandolo; quindi, agite controllando ciò che state producendo!

Culturalmente siamo abituati a considerare una bella giornata di sole come una “bella cosa”, così il nostro cervello opera questa associazione:

“Una bella giornata = una bella cosa = una bella luce”.

Nulla di più sbagliato perché molto spesso una “bella giornata di sole” è il momento peggiore per scattare!

In piena luce (sole forte) i colori sono sbiaditi, è difficile tenere sotto controllo il comportamento potenzialmente dannoso delle ombre ed è pressoché impossibile trovare un’esposizione che faccia vedere ben illuminata sia la parte al sole che all’ombra.

Quando fotografiamo in esterni con la luce naturale, non possiamo decidere che tipo di giornata vogliamo ma siamo per forza costretti a selezionare solo quegli orari e quei luoghi che si trovano già in condizioni di luce ideali.

I due bambini monaci di questo trittico sono stati fotografati all’interno del tempio rappresentato nell’immagine sopra. Si trovavano dentro nel buio, subito dopo la porta finestra tutta a destra.
I miei compagni di viaggio si scannarono a fotografare i piccoli monaci che si affacciavano dalle finestre, ma osservate come in piena luce i colori perdono di pienezza e tutto sembra così slavato, arido e privo di magia.
La mia tattica vincente è stata quella di non cadere nella trappola del fotografare i monaci in cattiva luce solo perché sono “molto carini” ma avere il coraggio di abbandonarli e di “muovermi” seguendo la luce adatta per questo tipo di scatto.

Molte volte, ripeto, bisogna imparare a muoversi in funzione della luce e non in base a dove ci capita un bel soggetto. Ricordate che: 

un bel soggetto + una brutta luce = una brutta fotografia

Invece, molti di voi rimarranno sorpresi nello scoprire che è proprio in piena ombra che i colori saranno più saturi e vividi, l’atmosfera più magica, i dettagli perfettamente visibili e l’esposizione, non essendoci forti contrasti, decisamente più facile da prelevare.

Scattare all’ombra è, inoltre, una fonte incredibile di creatività e, come vedete, offre molte possibilità di scatti differenti.

Ho fotografato questo piccolo e paziente monaco in una capanna semi buia. Lui è stato fermo, mi sono mossa solo io camminando intorno a lui. Osservare quanta creatività di effetti luminosi in soli pochi metri e – all’ombra!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

X